Life in Italy

DA: LA REPUBBLICA

Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)

La ricetta di pasta italiana più cucinata nel mondo, non smette di suscitare dibattiti e ispirare rivisitazioni più o meno ardite. Il 6 aprile si celebra con il #CarbonaraDay. LEGGI “Famolo strano”: le ricette alternative degli chef / Seguici anche su Facebook

di ELEONORA COZZELLA

La questione non accenna a trovar fine. Ed è tutta italiana. Nelle regioni e nelle città divide case e cuochi. In fondo, come dice lo storico John Dickie che al nostro Paese ha dedicato il libro Con Gusto – Storia degli italiani a Tavola, “l’Italia è un Paese diviso da un cibo comune”. Perché guai a chi tocca la pasta o cerca di minare l’idea di ciò che si ritiene tradizionale.
E così tutti ad amare la carbonara (secondo una ricerca Doxa-AIDEPI, è tra le 3 ricette del cuore dei Millennials, con pasta al forno e spaghetti al pomodoro, e la preferita in assoluto dal 18 per cento degli italiani), salvo litigare sulla ricetta perfetta.
Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)
Spaghetti alla carbonara. Qui il guanciale non è a tocchetti ma tagliato a piccoli nastri

Guanciale sì, pancetta no (ma qualcuno la usa, anche se non lo confesserà mai) e men che mai bacon. Pecorino sì, Parmigiano no, ma il mix dei due formaggi è spesso tollerato o addirittura ben accetto.
L’olio? Assolutamente no per molti (è il grasso del guanciale a ungere il tutto) mentre altri sono possibilisti, specie se scelgono di sgrassare il guanciale e usarne solo la rimanente carne croccante.
La pasta? Per alcuni lo spaghetto è imprescindibile, mentre altri prediligono formati corti – non cortissimi – a sezione circolare, come rigatoni e mezze maniche, spingendosi anche al pacchero.
L’uovo intero o solo il tuorlo? Può dipendere da quante porzioni devono essere preparate (per enormi quantità un po’ di albume è consigliato), ma anche dalla cremosità che si preferisce nel piatto.
Aglio e cipolla banditi, ma poi come nell’intimità dell’urna elettorale ognuno ha il suo piccolo segreto.
La questione panna nemmeno va citata: potrebbero scoppiare incidenti diplomatici internazionali.
Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)
Gli ingredienti classici per la ricetta

Anche provare a mettere in dubbio le sue origini può scatenare conflitti d’identità. Molti credono si tratti di un piatto del tutto tricolore e vanno alla ricerca delle motivazioni del nome. Lo mangiavano durante le riunioni i congiurati iscritti alla carboneria; lo ha inventato un cuoco di Carbonia che lavorava a Roma; era il pranzo tipico dei carbonai dell’Appennino; deve il suo nome alla pioggia di pepe che copre la pasta come polvere di carbone: sono tutte ipotesi più o meno plausibili ma non verificabili.
Di certo non appare con questo nome fino alla metà degli anni Quaranta ed è un po’ forzato vederne un diretto antenato in quella “pasta Cace ‘e ova” del 1837 di Ippolito Cavalcanti, che non prevedeva guanciale o pancetta e che voleva l’uovo molto cotto.
Cosa che ha fatto sorgere altre ipotesi. Quella che va per la maggiore vede lo zampino dei soldati americani di stanza nella Penisola nel 1944, che avrebbero sposato la pasta italiana e gli ingredienti della ‘Razione K’ in dotazione alle truppe (uova in polvere e bacon). La tesi è supportata da Marco Guarnaschelli Gotti, curatore della Grande Enciclopedia della Gastronomia.
Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)
Pasta corta o lunga? Solo questione di gusti

Yankee o mediterraneo che sia nelle sue origini, oggi carbonara vuol dire cucina italiana. Eppure, secondo il rapporto dell’Accademia Italiana della Cucina, tra tutte le ricette italiane la pasta alla carbonara è la più reinterpretata all’estero. Una ricerca dell’associazione dei Pastai Italiani ha scovato le versioni internazionali più curiose: In Inghilterra è popolare con le zucchine, in Cina e Malesia col pollo, quella con il pesce conquista la Spagna e sta prendendo piede anche nell’Italia più tradizionalista e nell’alta cucina. Altre radicali varianti: nei paesi Anglosassoni l’uovo è a volte sostituito da besciamella. In Giappone, invece, si aggiunge la panna e non è presente il pecorino. In Francia, Germania e Norvegia si va oltre, con preparati liofilizzati all’aroma di Carbonara pronti in 5 minuti. Ma questa è un’altra storia.
Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)
La versione ittica prevede anche uova di salmone e/o bottarga

Le rivisitazioni, peraltro, che fanno storcere il naso ai talebani del cibo, sono un modo per i professionisti dell’alta cucina di rendere omaggio alla tradizione gastronomica italiana, cercando nuove strade e nuovi orizzonti di gusto. Nel tempo diversi chef si sono dedicati a versioni personali, valorizzando di volta in volta prodotti di nicchia della loro terra (vedi Norbert Niederkofler con gli ingredienti delle Dolomiti), il pesce che caratterizza la cucina di alcuni locali (ecco le versioni ittiche di Angelo Troiani e Uliassi), l’omaggio alla tradizione delle paste fresche ripiene (come i fagottelli di Heinz Beck e il “negativo di Carbonara” di Antonello Colonna), diverse tecniche di cottura (Roy Caceres, Paolo Parisi o Massimo Sola che trattano l’uovo a 65 gradi o a crudo o mutano funzione e struttura di alcuni elementi), variazioni vegetariane (rapa bianca e acqua affumicata al posto del guanciale per il vegano Simone Salvini) o inclusioni di altri ingredienti (come le varianti del locale trasteverino Eggs, dove la carbonara, di pasta corta o lunga, oltre che classica incontra di volta in volta carciofi, tonno e bottarga, pistilli di zafferano, fiori di zucchina, patate viola, tartufo nero).
Carbonara Day, il mondo festeggia la pasta più amata (e discussa)
La carbonara secondo Luca Fantin, del Bulgari di Tokyo. Classica nella composizione ed esecuzione, ha però – a parte la pasta italiana – ingredienti giapponesi: uova di gallina Chabo, pepe di Sancho, guanciale Kagoshima

Allora ben venga il #CarbonaraDay, l’evento voluto dai pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e IPO (International Pasta Organisation), che il 6 aprile unisce gli appassionati di tutto il mondo sul piatto di pasta più amato e discusso, ortodosso o eterodosso che sia.
L’anno scorso il #CarbonaraDay ha avuto oltre 29mila interazioni social e ha coinvolto 83 milioni di persone in tutto il mondo. L’edizione 2018 torna il 6 aprile, dalle 12 alle 14. Basterà seguire l’hashtag #carbonaraday per partecipare a un grande evento virtuale.

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Festival di San Remo 2018, un appuntamento da non perdere

Tutto pronto per l'edizione 2018 del Festival di San Remo

Tutto pronto per l’edizione 2018 del Festival di San Remo

Una straordinaria prospettiva da cui capire meglio l’Italia e gli italiani e un’occasione preziosa per fare un tuffo nella lingua italiana, quella semplice, colloquiale, legata ai temi e problemi quotidiani, comuni a tutti: questo è il Festival della canzone Italiana, che anche quest’anno, come avviene ininterrottamente dal 1951, si tiene dal 6 al 10 febbraio al teatro Ariston di San Remo, in Liguria.

Amato, odiato, criticato, il Festival di San Remo, negli oltre 60 anni di vita, è passato indenne attraverso fasi storico-politiche differenti, dal ’68 agli Anni di Piombo, dalla crisi economica del 2008 alla caduta di Berlusconi, dall’avvento del Movimento5stelle al lavoro giovanile che resta per moltissimi ancora una chimera, conservando intatto il proprio appeal sul pubblico italiano, che lo segue dal Teatro Ariston di San Remo o dalla Tv di casa, con immutata passione e con costante calorosa partecipazione, avviando a ogni edizione un dibattito nazionale sulle canzoni e sui cantanti migliori. E contestando nei vari conciliaboli il verdetto delle giurie.

L’edizione 2018 del Festival di San Remo parte con un direttore artistico e presentatore ufficiale di tutto rispetto come Claudio Baglioni, che sarà affiancato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino.
Tra gli ospiti d’onore non mancheranno Fiorello, divertente e intelligente show man e Laura Pausini, cantante italiana forse più nota all’estero che in patria.

Le canzoni del festival di San Remo, sia le vincitrici delle varie edizioni, sia altre bocciate dalle giurie del Festival, ma spesso apprezzate dal grande pubblico, sono di solito destinate a restare nella memoria e nell’immaginario collettivo degli italiani che le hanno ascoltate e cantante (va ricordato che l’Italia è un Paese canoro) ripetutamente.
Se voi chiedete a un italiano dai 30 anni in su di cantarvi, ad esempio, “Nel Blu dipinto di blu”, canzone con cui Domenico Modugno vinse l’edizione del Festival di San Remo del ’58, oppure “Piove”, con cui sempre Modugno vinse l’edizione del Festiva del 59, ebbene, resterete stupiti. Difficile trovare chi non ricordi almeno il ritornello, per banale che possa apparire (“Nel blu, dipinto di blu, felice di stare quassù……”; oppure, “Ma piove piove sul nostro amor…”).

I temi delle canzoni del Festival di San Remo, va detto, si sono naturalmente adeguati ai tempi, tanto che il vincitore dell’edizione del Festival di San Remo 2017, il giovane Francesco Gabbani, ha presentato una canzone dal titolo “Occidentali’s Karma”!

Insomma come mediocrità e luoghi comuni non c’è male. Ma la realtà, si sa, non è fatta solo di perfezione e alte qualità. Per gli italiani, una canzonetta può rallegrare la giornata, magari cacciando pensieri ben più neri. Sul futuro del Paese ad esempio, o dei conti pubblici…

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Da l’Haffington Post

Se le elezioni uccidono l’Italiano

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “Le elezioni uccidono l’italiano. E il campione è il Movimento 5 Stelle”
Per il presidente Claudio Marazzini, intervistato da La Stampa, maltrattare la lingua è come dire “non sono Casta”

La campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo ha già fatto una vittima e la vittima è la lingua italiana. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, in un’intervista a La Stampa: “Sarà la campagna elettorale linguisticamente più povera di tutti i tempi, al punto che se ne farà un oggetto di studio”, commenta.

Secondo l’Accademia della Crusca, il messaggio elettorale dei partiti è stato ridotto a slogan. Si dà, cioè, spazio a frasi ad effetto come “gli immigrati aiutamoli a casa loro” piuttosto che “per prima cosa aboliremo la legge Fornero” piuttosto che dare vita a dei ragionamenti. A farne le spese è appunto la lingua italiana che, secondo Marazzini, “si sta uccidendo”.

In questo contesto trovano spazio anche gli strafalcioni sui congiuntivi del candidato premier dei 5 Stelle, Luigi Di Maio. Ecco come il presidente dell’Accademia della Crusca spiega l’impatto di questi errori:

“Quegli strafalcioni meritano un discorso a parte. Perché usciti dalla bocca di un candidato premier dei Cinque stelle diventano un manifesto. Vedete, dice Di Maio, io maltratto la lingua italiana esattamente come voi, non sono uno della Casta”.

Secondo Marazzini, inoltre, dietro una comunicazione estremamente semplificata, che passa anche attraverso Facebook e Twitter, si nasconde un fenomeno chiaro:

“Si avverte il profumo dell’antipolitica: l’uso impreciso dell’italiano è una carta forte da giocare, come ben spiegava Umberto Eco nella sua fenomenologia di Mike Bongiorno, che incarnava fortemente un senso di mediocrità diffusa”.

Da questo ragionamento, spiega, si deduce anche che lo slogan dei 5 Stelle, ‘uno vale uno’, “trova in questa sintassi elementare la sua perfetta realizzazione”.

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Da: La Repubblica

La reputazione delle metropoli, le città viste dall’estero:
Milano è meglio di Roma

La reputazione delle metropoli, le città viste dall’estero: Milano è meglio di Roma

Attrattiva, business, politiche ambientali: il capoluogo lombardo dal 21° al nono posto nel giudizio del City RepTrak 2017. La capitale al 13°, Venezia al 18°. La regina è Sydney

di ALESSIA GALLIONE

MILANO – Finora era la capitale economica, il motore laborioso ma un po’ grigio del Paese. Vista dagli altri, Milano era la città da frequentare per gli affari, per poi perdersi però nella bellezza da Gran Tour delle ambasciatrici dell’Italia nel mondo, Roma e Venezia. Questione di stereotipi, certo. Eppure, dicono gli esperti, gli stessi luoghi comuni insieme al racconto e all’esperienza diretta contribuiscono a creare l’immagine internazionale di un luogo.

Ma adesso, la nebbia sulla Madonnina – per usare un’altra cartolina del passato – si è diradata. Facendo apparire una metropoli che, nei giudizi degli stranieri e dei connazionali, è diventata anche “bella”. Una “scoperta” che ha determinato la svolta. Perché Milano ha iniziato a mettere la freccia già nel 2015, quando è salita sul palcoscenico globale grazie all’Esposizione universale, ma quest’anno per la prima volta ha superato Roma anche sul fronte della reputazione. Ed è entrata, passando dal 21esimo gradino al nono, tra le prime dieci metropoli più considerate al mondo. Una carta da giocare anche nella prossima battaglia per conquistare la sede dell’Agenzia europea del farmaco in fuga dalla Londra del post Brexit: il 20, i Paesi Ue voteranno e potrebbe essere un testa a testa con Bratislava.

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La Settimana della Lingua Italiana si celebra nel mondo, con il cinema

Dal 16 al 22 ottobre si rende omaggio a una delle lingue più amate (la quinta più parlata nel mondo). A New York arrivano il regista Nanni Moretti e il Ministro Dario Franceschini

È una delle lingue più melodiche al mondo. Una delle più piacevoli da ascoltare. Di certo la più romantica da leggere. La lingua che ha fatto sognare tanti lettori, certo, ma prima di tutto i tanti scrittori che ne hanno usato gli aggettivi, i modi dire e i vezzi linguistici, per esprimere sensazioni, emozioni e vibrazioni: da Dante Alighieri a Francesco Petrarca, da Giovanni Boccaccio a Ludovico Ariosto, da Torquato Tasso a Giacomo Leopardi. E ancora Gabriele D’Annunzio e Beppe Fenoglio, Eugenio Montale e Italo Calvino, e i due grandi linguisti che, prima di altri, si confrontarono sul ruolo contemporaneo della lingua italiana in Italia e nel mondo, Graziadio Isaia Ascoli e Alessandro Manzoni.

Anche quest’anno, come dal 2001 a questa parte, è giunto il momento di celebrare questa lingua tanto amata e dalla storia così profonda: dal 16 al 22 ottobre, infatti, si festeggia la Settimana della lingua italiana. Sette giorni di eventi, per rendere omaggio a uno dei codici linguistici più amati del mondo, divenuto strumento culturale per trasmettere valori di bellezza, di qualità, di stile. Tutti valori che resistono, o provano a resistere, in Italia e all’estero, nonostante tutto.

 

studiare italiano sul lago di Como, a Bellagio

Studiare italiano, un modo per vivere l’Italia. Mah… attenti agli errori!

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a: La Repubblica

Per Trip Advisor il museo
più amato
è quello egizio di Torino

Il museo egizio di Torino è secondo per ricchezza di reperti al museo del Cairo

Per Trip Advisor, è il museo egizio di il più amato in Italia dai turisti. Batte anche gli Uffizi di Firenze

Trip Advisor, basandosi sulle review degli utenti, segnala il sorpasso del Museo Egizio (unico italiano nella top 10 europea) sugli Uffizi e gli ottimi giudizi delle altre due strutture nel capoluogo piemontese, Cinema e Automobile. A livello internazionale vince il Metropolitan di New York

di SIMONE COSIMI

Il Museo Egizio di Torino, riaperto nel 2015 dopo tre anni e mezzo di lavori, conquista la vetta a discapito degli Uffizi, al vertice lo scorso anno. Fra i tour, TripAdvisor consiglia l’Egyptian Museum Guided Tour con ingresso saltafila a partire da 47 euro a persona. Il capoluogo piemontese è protagonista di questa edizione con altre due strutture in classifica: il Museo nazionale del Cinema (settima piazza) e quello dell’Automobile (nona posizione). Firenze si difende con un altro museo nella Top 10, Galleria dell’Accademia (terza posizione), mentre Roma e Città del Vaticano vantano, insieme, tre vincitori: la Galleria Borghese (quarta piazza), Castel Sant’Angelo (sesta) e i Musei Vaticani (quinta). Ferma all’ottava posizione la collezione Peggy Guggenheim di Venezia mentre il nuovo ingresso è al decimo gradino: si tratta del Museo archeologico nazionale di Napoli. Dalla classifica italiana esce, rispetto al 2016, solo il Muse, Museo della scienza di Trento.

“I vincitori dei premi Travellers’ Choice Musei hanno conquistato i visitatori grazie alle loro opere d’arte e al loro patrimonio artistico e culturale, oltre ai loro percorsi didattici curati nei minimi dettagli – spiega Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia – per trarre il meglio dalla visita di questi musei è possibile prenotare un biglietto saltafila o un tour guidato (o entrambi!) su TripAdvisor”. D’altronde sulla piattaforma si trovano più di 56mila tour, attività ed esperienze prenotabili sul sito in 2.500 destinazioni e 165 Paesi.

 ——————————————————-Fantozzi e la controlezione
sul congiuntivo

La morte di Paolo Villaggio

Fantozzi “cattivo maestro” del congiuntivo

La recentissima morte di Paolo Villaggio, grande comico genovese, geniale autore di Fantozzi, ci impone di ricordare l’esilarante utilizzo del congiuntivo da parte dei protagonisti dei suoi film. Un congiuntivo sempre sbagliato, come, all’epoca del film, accadeva spesso di ascoltare tra la folla.

Resta un cult la scena della partita a tennis giocata nella nebbia tra l’impiegato Fantozzi, e il ragionier Filini.

Ecco il dialogo:

Fantozzi: che fa ragioniere batti?

Filini: ma mi dà del tu?

Fantozzi: no, batti Lei?

Filini: a congiuntivo….

Una lezione esilarante sugli errori del congiuntivo è anche nella scena in cui la contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal mare deve varare una nave, con quel <vadi> ripetuto più volte…

Un suggerimento per gli studenti di italiano per stranieri. Fantozzi può aiutare, con il suo uso distorto dei tempi verbali, a migliorare la propria conoscenza della lingua italiana, proprio evitando i suoi errori!

 

 

 

 

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